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Le alterne vicende della guerra tra i Barbarossa e i comuni lombardi fanno da sfondo alla storia di amore e di odio, tra una giovane nobildonna milanese, la cui famiglia  è stata giustiziata da un nobile tedesco, e il fratello del nobile.

Un romanzo ricco di avvenimenti nel quale si intrecciano vite e amori, odi e incomprensioni, torrenti tempestosi che alla fine confluiranno e si placheranno nella pace finale del grande oceano dell'amore.

Mondadori



 

Da Gennaio 2013 disponibile anche in e-book su

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ESTRATTO
Capitolo 9

 

Stephan la baciò rabbiosamente prima di lasciarla libera.

- Così sarebbe dovuto essere il nostro rapporto! Qualche sfogo per rendere valido il matrimonio e garantire una successione che non ci sarà mai. Non saresti stata costretta a fingere di amarmi per potermi ingannare.

- Non ho mai detto di amarti – sussurrò la giovane donna.

L’uomo fece una smorfia amara. Una volta lo aveva fatto, una notte, mentre facevano l’amore, e a lui era parso tanto più credibile perché non lo aveva detto in germano, ma nella sua lingua.

 – Non ha più importanza - disse seccamente.  E subito le voltò le spalle, pronto a lasciarla.

- No, Stephan, non andartene! Ti prego, non voglio che ci lasciamo così. Io non ho mai desiderato che tu morissi e non ti ho mai…

Lui si voltò e astioso la interruppe: – Temi per quello che ti accadrà dopo che avrò affrontato i tuoi concittadini, vero? E hai ragione di temere, perché io li ricaccerò indietro quei bastardi.

Le braccia che aveva teso verso di lui  le ricaddero sui fianchi. Perché lo aveva pregato? Quale demone l’aveva spinta. Sciocca, imperdonabile! Lui l’aveva usata come una sgualdrina e lei…

Con il viso impenetrabile e gli occhi grigi freddi come la neve, Stephan la guardò. Dannazione! Eppure avrebbe voluto crederle. I grandi occhi viola, lucidi di lacrime, erano parsi sinceri prima che lo sdegno tornasse a incupirli.

Avrebbe potuto crederle se non lo avesse ingannato già una volta! 

Dopo che lui fu uscito, Regina si nascose il volto fra le mani. Lo aveva lasciato andare, forse verso la morte, senza… insistere per spiegargli. Senza dirgli che lei non lo odiava. Ma si era lasciata prendere dalla collera, ancora una volta. 

Oh… lui l’aveva umiliata. Aveva voluto ferirla eppure…

A un tratto fu come se un velo le fosse scivolasse dagli occhi, liberandole anche il cuore. Dimenticò le offese subite, il suo orgoglio ferito, e le parve quasi di vedere le cose come doveva vederle lui.

Vide se stessa come una donna che aveva bruciato la felicità per ostinazione; una stupida che aveva guardato al passato come all’unico futuro possibile e che aveva voluto respingere tenacemente l’amore di un uomo soltanto perché era uno svevo, negando i sentimenti che le sbocciavano nel  cuore. 

Forse lo aveva amato fin da quando lo aveva visto in quella cella;  o forse l’amore era cresciuto lentamente mentre ridevano insieme, o si affrontavano, o facevano l’amore,  e si era infine rivelato in quell’istante in cui capiva che gli perdonava tutto. Che voleva essere perdonata di tutto.

Corse alla porta. Lo aveva ammesso finalmente con se stessa, ora dirlo a lui. Doveva! Prima che il loro destino si compisse.

Brano scelto e adattato dall’autrice